Coronavirus, Pressing di quattro Regioni. ‘Riapertura il 4 maggio’

Per la riapertura Veneto, Sicilia, Piemonte e Lombardia. Fontana: ‘Sabato o domenica cabina di regia per riapertura’. Di Maio: ‘Riprendere in sicurezza’

E’ “fondamentale che venga mantenuto un forte presidio e una regia nazionale sulla sicurezza e tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratrici”. Lo affermano Cgil, Cisl e Uil, dopo aver chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte sulla fase due, dicendosi “preoccupati delle iniziative di singole regioni o realtà territoriali perché crediamo che in tal modo si possano pregiudicare gli sforzi che tutto il Paese ha messo in campo. Non è il momento delle fughe in avanti o dei protagonismi. Occorrono linee guida omogenee” e “condivise”. “L’idea di lasciare a casa più a lungo degli altri gli anziani non convince ed è una misura discriminatoria nei confronti di una parte molto consistente della popolazione che ha già sofferto tanto a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus”. Lo affermano in in una nota congiunta i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil insieme alle rispettive associazioni del volontariato Auser, Anteas, Ada sottolineando che “una prolungata assenza di attività fisica e sociale può avere inoltre conseguenze molto gravi sul benessere psicofisico delle persone anziane, soprattutto di chi è molto anziano e di chi ha più di una patologia”.

In sicurezza e quando la comunità scientifica ce lo dirà è auspicabile che le attività produttive riprendano ma dobbiamo farlo con attenzione per non trovarci come alcuni Stati all’estero che per la fretta di riaprire tutto hanno dovuto chiudere tutto“. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un’audizione congiunta Camera-Senato sul coronavirus.

La task force lavora a griglia di rischi per attività  – La suddivisione delle attività produttive a seconda del rischio contagio, associando a ciascun codice Ateco una “classe di rischio integrato”: è questa una delle prime griglie a cui, in queste ore, sta lavorando la task force guidata da Vittorio Colao in vista delle riunioni plenarie per la fase 2. Uno schema della tabella, che associa ad ogni codice di attività produttiva un rischio basso, medio o alto ricordando se la stessa attività è stata sospesa o meno a causa dell’emergenza Covid, circola in queste ore nella maggioranza e potrebbe essere una delle basi su cui il governo potrebbe lavorare nei prossimi giorni.

La tabella, per ogni attività produttiva, assegna una classe di aggregazione sociale – in ordine numerico crescente – e una classe di rischio integrato. Si va ad esempio dalle industrie alimentari, che prevedono una classe di aggregazione sociale pari a 1 e un codice di rischio integrato basso, al settore del trasporto aereo, con un’aggregazione sociale pari a 3 e un codice di rischio integrato alto. Tra le attività con rischio alto, nello schema di lavoro che è ancora ad fase transitoria, c’è quella dell’assistenza sanitaria e quella dell’assistenza sociale non residenziale. Rischio “medio-alto” per attività riguardanti lotterie, giochi e scommesse mentre per le attività di ristorazione, secondo la tabella, il rischio sarebbe “medio-basso”. Non sempre ad un tasso di aggregazione sociale alto corrisponde un rischio contagio elevato. Le attività sportive, di intrattenimento o di divertimento presentano una classe di aggregazione sociale pari a 4 (il massimo previsto) ma una classe di rischio integrato “medio-basso”.

La fase 2 dovrà considerare le differenze tra le regioni. Parola di Fabrizio Starace, membro della task force di Colao.

Ripartire prima possibile? Io non dico prima possibile, la cosa fondamentale con cui tutti si misurano è il quando, credo invece che un dato centrale sia il come”. Così all’ANSA Fabrizio Starace, membro della task force di Colao. “Nel ‘come’ ci sono tutte le misure che devono essere assunte per garantire la popolazione in generale. Ma il come deve confrontarsi con le situazioni molto differenziate che ci sono sul territorio nazionale, anche rispetto alla tenuta del settore sanitario e sociale. Su questo si gioca la vera partita nella fase 2 e in quelle successive”. Nel ‘come’ – ha ribadito Starace – ci sono tutte le misure che devono essere assunte per garantire alla popolazione in generale, e ai gruppi che saranno coinvolti nella ripresa, il massimo delle protezioni per non dare luogo alla diffusione dell’epidemia”. “Le misure? Quelle riportate dalla stampa sono sostanzialmente le tematiche generali, sulle quali non dobbiamo tanto dare risposte ma stabilire uno scenario di riferimento sulla base delle conoscenze attuali – afferma Starace -. Riaperture scaglionate? Tutte le ipotesi vengono attentamente vagliate”.

Registro presenze pub e medico virtuale, le app della fase 2  (Ansa)

Coronavirus, Conte: ‘Chiusura fino al 3 maggio, adesso non si può cedere’

‘C’è il rischio di ripartire daccapo, tenere alta l’attenzione anche a Pasqua’

Proroghiamo le misure restrittive fino al 3 maggio, una decisione difficile ma necessaria di cui mi assumo tutte le responsabilità politiche”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi annunciando il nuovo dpcm.

“L’auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e gradualità ma ripartire: dipenderà dai nostri sforzi”. “Se cediamo adesso c’è il rischio di ripartire daccapo. E’ necessario tenere alta attenzione anche a Pasqua“, spiega il premier. “Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio. Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro”.

“Prometto che se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di provvedere di conseguenza” ad aprire alcune attività produttive.

“Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio. Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro”, afferma il premier.

Le proposte dell’Eurogruppo sono un primo passo verso una risposta europea: Gualtieri ieri ha fatto un gran lavoro. Ma è un primo passo che l’Italia, e su questo siamo pienamente d’accordo con Gualtieri, giudica ancora insufficiente”.

Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”.

Sul fondo per la ripartenza “non abbiamo ancora una regolamentazione concreta, parliamo di affermazioni di principio. Dobbiamo ancora lavorare in questa direzione ma per la prima volta lo abbiamo messo nero su bianco e gli altri Paesi hanno dovuto convenire sulla necessità di lavorare adesso per questo strumento, perché sia immediatamente applicabile. Abbiamo bisogno di voi, di tutti i cittadini italiani. Le falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa”, afferma Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi.

La lotta per gli eurobond, la farò al Consiglio dell’Ue. Non firmerò nulla senza strumenti adeguati alla sfida al coronavirus”, sottolinea Conte.

“La proposta europea la valuto nel suo complesso nel Consiglio europeo: lottiamo per gli Eurobond. La risposta comune o è ambiziosa o non è, non abbiamo alternative”, sostiene il premier Conte in conferenza stampa. “Non firmerò sino a quando non avrò un ventaglio di strumenti adeguato alla sfida che stiamo vivendo, che non riguarda l’Europa e tutti gli stati membri. Sono convinto che con la nostra tenacia e la forza della ragione riusciremo a convincere tutti”.

“Ho firmato il decreto per il comitato di esperti” che affiancherà il comitato tecnico scientifico nella fase 2: “Presiederà Vittorio Colao“.

Non dobbiamo “procedere a tentoni” ma con la task force di esperti istituita oggi, studiare “processi razionali” per “ripensare l’organizzazione della nostra vita”.

Ora ci dedicheremo al decreto per le misure economiche che vogliamo adottare prima della fine di aprile”, afferma il premier.

“Ipotizziamo una ripresa delle attività a pieno regime ma con protocolli rigorosi. Non possiamo debellare il virus. Dovremo conviverci“.

La nuova bozza – Arriva la proroga dal 14 aprile al 3 maggio del “lockdown” per ridurre il contagio da Coronavirus. La bozza del dpcm confermerebbe tutte le misure che limitano gli spostamenti e le attività produttive. Ma ci sarebbero alcune novità: potrebbe ripartire il commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria, potrebbero riaprire le librerie e i negozi di vestiti per bambini e neonati, ovviamente solo nel caso in cui potranno garantire tutte le regole di sicurezza. (Ansa)

Bankitalia alle banche: più sforzi su misure liquidità. Attenzione a rischi crimine

Agevolare accesso clienti a provvedimenti del governo

La Banca d’Italia ha inviato alle banche una raccomandazione per “intensificare gli sforzi per ridurre al minimo i disagi per l’utenza e per agevolare l’accesso alle misure di sostegno previste dai decreti del governo”. Il documento, pubblicato sul sito dell’istituto centrale chiede alle banche di “fornire senza indugio istruzioni chiare e omogenee alle proprie reti sulle regole e procedure interne da adottare, al fine di assicurarne uniformità di applicazione”, potenziando i canali web e telefonici. In particolare, Bankitalia precisa che per “l’eventuale addebito delle rate in scadenza di prestiti o mutui per i quali sia stata presentata domanda di moratoria, andranno poste in essere le necessarie operazioni di riaccredito, accompagnate dalla sterilizzazione di qualsivoglia effetto sfavorevole a carico del cliente e conseguente all’addebito stesso”.

E la Banca d’Italia raccomanda alle banche di tenere alta la guardia sui rischi di infiltrazione della criminalità nei “finanziamenti alle imprese garantiti dallo Stato” previsti dalle misure del governo. Tali prestiti mirano a “fornire le imprese della provvista necessaria per far fronte ai costi di funzionamento o a realizzare verificabili piani di ristrutturazione industriale e produttiva. Le banche dovranno quindi tenere conto di questi elementi nella verifica della clientela”, “sia in sede di concessione del finanziamento, sia nella fase di monitoraggio”.

Coronavirus: tentate gite e runner, controlli da nord a sud. A Pasqua quasi 14mila sanzioni

A Milano il 5% dei controllati è fuori senza motivo. A Lodi un positivo fa festa in casa con amici

Sono state 13.756 le persone sanzionate dalle forze dell’ordine nel giorno di Pasqua. Lo rende noto il Viminale, spiegando che i controlli sono stati 213.565. Sono state 100 le persone denunciate per falsa dichiarazione o attestazione. I controlli alle attività o eserciti commerciali sono stati 60.435: 121 sanzioni e 47 provvedimenti di chiusura.

“I nostri che lavorano sulle questioni del traffico mi hanno mandato qualche messaggio e confermano che tutto è abbastanza tranquillo. Gli italiani hanno capito, anche se è un sacrificio”. Lo dice la ministra dei Trasporti Paola De Micheli a Un giorno da pecora su Radio 1.

Milano 5% controllati è fuori senza motivo – I dati della Polizia locale di Milano e della Prefettura, “relativi alle altre forze di Polizia, dimostrano che la grandissima maggioranza dei cittadini che sono in giro per la città sono in giro per lavoro. Io vorrei che questo fosse chiaro”. Lo ha sottolineato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel video che ogni giorno posta sulle sue pagine social e che oggi ha dedicato ai controlli realizzati dalla Polizia locale in occasione di Pasqua e di Pasquetta. Secondo i controlli della Polizia locale i cittadini che sono fuori casa senza un valido motivo sono il 5%. Sala ha parlato dalla Centrale operativa dei vigili di Milano dove “si controlla normalmente soprattutto il traffico ma di traffico ce n’è ben poco, per cui ad oggi si controlla il rispetto delle ordinanze e si gestisce il pronto intervento”, ha concluso.

Tentate gite al mare e runner, 200 multe a Roma – Proseguono anche oggi i controlli ‘anti-gite’ a Roma. Sotto la lente in particolare le direttrici che portano verso il mare, parchi e ville storiche da sempre meta abituale il giorno di Pasquetta. Gli accertamenti sono in corso anche oggi per individuare chi circola senza valido motivo, violando i divieti imposti per il contenimento della diffusione de coronavirus, magari tentando di recarsi fuori città. Ma anche chi, nel caso si sia allontanato dalla propria abitazione, faccia rientro nella Capitale. Sono oltre 30mila i controlli effettuati tra ieri e sabato dalla polizia locale con 200 illeciti registrati. Più della metà le violazioni emerse ieri. Tra queste diverse auto sono state fermate, con a bordo anche più persone, mentre tentavano di raggiungere il litorale e uscire dalla città senza alcuna giustificazione valida per unirsi a parenti o amici per il pranzo di Pasqua. Fermati anche alcuni runner nei parchi o lontani dalle proprie abitazioni.

‘Devo smaltire calorie prima del pranzo’,multato – Un runner trovato a correre “per rimettermi in forma prima dell’abbuffata pasquale”. Una coppia che sta insieme da anni finge un corteggiamento per provare a intenerire i militari. Sono solo alcune delle scuse raccolte dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli durante i controlli anti-Covid nel periodo pasquale.

Positivo fa festa a Lodi, sei denunciati – Era positivo da qualche giorno al coronavirus e lo sapeva. Nonostante questo ha organizzato, ieri pomeriggio a Lodi, una festa in casa sua invitando 5 amici. Loro si sono presentati e la festa è andata avanti fino a quando un vicino di casa ha capito che qualcosa non andava e ha chiamato la polizia. Intervenuti sul posto, gli agenti non hanno potuto che constatare quanto avvenuto e denunciare per violazione del testo unico delle leggi sanitarie, per non aver osservato l’ordine teso a impedire la diffusione di una malattia infettiva l’uomo e gli amici, tutti tra i 17 e i 24 anni. Questi ultimi hanno dichiarato agli agenti di sapere che l’organizzatore della festa era positivo. Per tutti, infine, le autorità sanitarie, hanno imposto la quarantena. (Ansa)

Coronavirus, vertice Conte-Comitato scientifico, Fase 2 in due step

Il primo riguarderebbe piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo interesserebbe una rimodulazione delle misure per spostamenti e uscite.

Sarà in due step la ‘Fase 2’: il primo riguarderebbe piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo interesserebbe una rimodulazione delle misure per spostamenti e uscite. Sarebbe questo l’orientamento emerso nel corso del vertice tra il premier Conte e i tecnici in vista della scadenza in vista della scadenza delle misure di contenimento il 13 aprile. In ogni caso non sarebbero ancora stare ipotizzate date e la linea ribadita sarebbe quella della “gradualità e prudenza” nelle riaperture.

Dagli ospedali Covid al potenziamento della sanità territoriale in tutto il Paese. Sono tra le misure della fase 2 di cui si è discusso, a quanto si apprende, nella riunione di questo pomeriggio tra il premier Giuseppe Conte, i ministri e il Comitato tecnico scientifico. Nella riunione, a quanto raccontano fonti presenti all’incontro, si sarebbe concordato di garantire alcuni punti fermi per quando inizieranno le riaperture, a partire dall’applicazione rigorosa di misure di distanziamento. Quanto ai test sierologici e ai tamponi serviranno linee chiare, osservano fonti governative, da parte del comitato tecnico scientifico. La riunione è servita comunque, viene spiegato, a fare il punto della situazione e avviare un confronto che proseguirà nei prossimi giorni, in vista della scadenza del dpcm del 13 aprile.

“Dobbiamo stare molto attenti alla fase 2: Se sbagliamo i tempi torniamo in lockdown e ricominciamo da capo”, ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a Porta a Porta in onda stasera. “Sta calando un po’ la curva” dei contagi, “ma non dobbiamo cominciare a considerare quelle regole di contenimento facoltative”, ha aggiunto dicendo “ai cittadini di comportarsi con massima responsabilità in questa fase, restando a casa e rispettando le regole che salvano la vita”. (Fonte Ansa)

Coronavirus, niente aiuti Ue senza sacrifici: Germania e Olanda dicono no a Italia e Spagna

Attivare gli eurobond nell’ambito del controverso Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, ma senza i paletti dell’austerity, ossia senza un memorandum che obblighi i Paesi che richiedono il suo aiuto a misure lacrime e sangue. Evitando, in altre parole, scenari simili a quelli visti in Grecia con la Troika. E’ quanto chiedono Italia e Spagna per fronteggiare la nuova crisi economica scatenata dalla pandemia di Covid-19, ma alla prima teleconferenza tra i ministri delle Finanze Ue, Germania e Olanda si sono opposti a questa idea: che siano ‘coronabond’ con o senza Mes, per Berlino e L’Aja non è possibile concedere aiuti senza condizioni. La Germania non si piega neanche d’avanti ai morti.

E’ quanto emerso al termine della riunione ‘virtuale’ dell’Ecofin del 23 marzo. Secondo quanto avrebbe riferito il ministro Roberto Gualtieri dopo l’incontro con i colleghi europei, l’Italia, come la maggior parte dei Paesi e istituzioni Ue, avrebbe chiesto l’uso di tutte le risorse disponibili a livello europeo, comprese (ma non solo) quelle del Mes attraverso l’emissione di eurobond, senza alcuna condizionalità se non il loro uso per contrastare il coronavirus, ma il fronte degli Stati più favorevoli all’austerity, che ha già dovuto cedere su Patto di stabilità e nuovo bazooka della Bce, non è intenzionato a cedere sull’ultimo baluardo di rigore rimasto. “L’Olanda è impegnata ad assicurare che una forma appropriata di condizionalità sia rispettata per ogni strumento utilizzato, come richiesto dall’attuale Trattato del Mes”, ha fatto sapere il ministro olandese, riassumendo la posizione di questo fronte.

“Non siamo intenzionati a utilizzare il Mes sulla base dell’attuale quadro regolatorio, le condizioni attuali non sono accettabili”, avrebbe detto invece il premier Giuseppe Conte, che deve fare i conti anche con le resistenza interne alla sua maggioranza, per la precisione il M5s, che non vuole sentire proprio parlare di Mes. Per i 5 stelle, come per il centrodestra, bisogna puntare al massimo sugli eurobond, ribattezzati per l’occasione ‘coronabond’, ma senza che si passi dal Mes. Una prospettiva che non sembra essere stata neppure presa in considerazione al tavolo delle trattative tra gli Stati membri, se non nel lungo periodo. In ogni caso, una misura del genere, richiederebbe l’emissione di un debito comune, ossia che ogni Paese metta il suo contributo finanziario a garanzia dei bond (anche perché, se l’Italia lo facesse da sola, non avrebbe spazi di bilancio sufficienti a indebitarsi ulteriormente). Anche in questo caso, pero’, Germania e Olanda non intendono aprire i portafogli senza imporre delle condizionalità.

Per Italia e Spagna, le posizioni di austerity non terrebbero conto della situazione di emergenza in cui si trova l’intera Unione europea, e non solo i Paesi attualmente più colpiti dall’epidemia. A differenza di quanto avvenne con la Grecia (e in seguito con la stessa Spagna), il Mes non sarebbe attivato per un solo Stato (o per un gruppo di Stati), ma per tutta l’Unione. E questo perché non siamo di fronte a una crisi dettata da errori interni alla governace economica di un Paese, ma da un fattore esterno, la pandemia di Covid-19, che riguarda tutti. Ecco perché qualsiasi aiuto in tal senso dovrebbe limitarsi a una sola condizione: che le risorse attivate siano usate per fronteggiare le conseguenze ecnomiche del coronavirus. Anche la Francia sarebbe d’accordo con questa visione e starebbe cercando di mediare.

Coronavirus, Meloni: “Comunicazione da regime totalitario”

“Intollerabili i metodi di comunicazione da regime totalitario, utilizzati dal governo per l’emergenza coronavirus: dichiarazioni trasmesse in orari improbabili, con continui ritardi e attraverso la pagina personale di Giuseppe Conte su Facebook, come se in Italia non esistessero le Istituzioni, la televisione di Stato e la stampa”. Così Giorgia Meloni, in un post su Facebook, dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. “Tutto questo – accusa la leader di Fratelli d’Italia – non fa che peggiorare il senso di insicurezza, ansia e incomprensione da parte di tutti noi. Gli italiani non sanno quali attività saranno aperte e quali chiuse domani, perché nessuno ha visto uno straccio di decreto. Non sanno nemmeno se devono andare al lavoro oppure no, se devono alzare la serranda della propria azienda oppure no”. “Ma che metodi sono? Non se ne può più! Chiediamo chiarezza e serietà”, conclude Meloni. (Fonte: ADNKRONOS)

Coronavirus, morto operaio di Fincantieri a Muggiano. Il cordoglio dell’azienda e delle tute blu

Un capo officina dello stabilimento Fincantieri del Muggiano è deceduto questa mattina all’ospedale Sant’Andrea della Spezia per coronavirus. La notizia è stata confermata dall’azienda che esprime cordoglio. Il 54enne rappresenterebbe il primo contagiato tra le file delle tute blù dell’azienda cantieristica navale. Un tragico destino che ha colpito al cuore tutte le maestranze impiegate negli stabilimenti della penisola. Da Monfalcone a Palermo, passando per Marghera, Sestri Levante, Riva Trigoso, Muggiano, Ancona e Castellammare di Stabia sono tanti i messaggi di cordoglio e soprattutto lo spirito di solidarietà che ora più che mai unisce tutte le tute blu del più grande complesso della cantieristica navale a livello mondiale.
Lo sfortunato operaio era stato ricoverato nei giorni scorsi, ma le sue condizioni sono peggiorate in pochissimo tempo. Ha lottato in un letto del reperto di terapia intensiva, ma a nulla sono valsi gli sforzi del personale sanitario in questa lotta contro un male oscuro che sta mettendo in ginocchio l’intera Italia.
“Allarme per i lavoratori, tutele per tutti”. questo il grido di allarme lanciato dalla Fiom CGIL alla vigilia della chiusura di tutti gli stabilimenti italiani decisa dalla direzione triestina. Nello stabilimento spezzino, intanto, nei giorni scorsi è scattato il protocollo per analizzare i contatti avuti dalla persona negli ultimi giorni, anche se la stessa non era presente in azienda da circa 13 giorni perché già in malattia. Fincantieri predispose la sanificazione di tutti gli ambienti.
Ma nel frattempo scoppia la protesta per quello che è considerata una vera e propria tragedia annunciata, anche alla luce degli ultimi accadimenti che hanno visto l’azienda chiudere i battenti lo scorso 16 marzo.
Le attività produttive riprenderanno (se possibile) dopo il 29 marzo e fino a quella data gli 8.900 lavoratori del gruppo saranno in ferie collettive. Una decisione presa unilateralmente dal gruppo controllato al 72,3% dalla Cassa depositi e prestiti. Dunque dallo Stato. La scelta era stata annunciata la scorsa settimana , nelle stesse ore in cui le parti sociali predisponevano con il governo il protocollo condiviso che ha fissato le coordinate per comportamento delle fabbriche di fronte a Covid-19 ed a quel documento si appellano la Fiom-Cgil e la Fim-Cisl che hanno scritto a Fincantieri e alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. E ribadita mentre da palazzo Chigi il decreto di sostegno a imprese e lavoratori trovava luce, comprensivo degli ammortizzatori sociali. Oltre ai quasi 9000 diretti, il caso coinvolge altri circa 30mila operai delle società dell’appalto e del subappalto, ferme da oggi anche quelle. Almeno sulla carta, perchè l’universo dell’indotto collegato a Fincantieri è da sempre una terra di nessuno dove diritti e tutele dei lavoratori (per lo più extracomunitari) stentano a diffondersi uniformemente. I cantieri del gruppo sono a Monfalcone (Gorizia), Marghera (Venezia), Ancona, Sestri Ponente (Genova), Riva Trigoso (Genova), Muggiano (La Spezia), Castellammare di Stabia (Napoli) e Palermo. Casi di contagio ci sono stati in almeno metà degli stabilimenti.
“Circa l’utilizzo dell’anticipo ferie da parte dei lavoratori a copertura del periodo di fermata – si legge nella lettera – Fiom e Fim chiedono il rispetto del protocollo sottoscritto da sindacati e organizzazioni datoriali su invito del gverno. E nello specifico, di utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili nel rispetto degli istituti contrattuali (par, rol, banca ore) generalmente finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione. Nel caso l’utilizzo degli istituti non risultasse sufficiente – prosegue il documento – si utilizzeranno i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti”. A tutt’ora la richiesta dei sindacati non ha avuto riscontri e dalla Fincantieri fanno sapere che fa fede quanto deciso e comunicato venerdì scorso dall’azienda: “Nella consapevolezza – scriveva Fincantieri in una nota – che la sospensione delle attività per un periodo di 14 giorni è coerente con le indicazioni imposte dalle autorità sanitarie in tema di quarantena al fine di ridurre le possibilità di contagio, rispondere alle misure governative di restrizione, nonchè consentire a tutti i lavoratori di porre in essere adeguati comportamenti per affrontare l’emergenza”.
Sempre secondo Fincantieri, la misura adottata consentirà “di ripartire ‘ventre a terra’ per salvaguardare il futuro dell’azienda e del Paese e, peraltro, non si tradurrà in una perdita economica per i lavoratori, salvaguardando la continuità operativa dell’azienda, il mantenimento dei livelli occupazionali e la credibilità guadagnata da Fincantieri con la propria clientela nazionale ed estera e quest’ultima potrà trovare l’assicurazione, a situazione normalizzata, che le consegne successive saranno rispettate adempiendo alle scadenze di contratto”. Il sindacato la pensa diversamente, anche la Uil che pur non firmando la lettera con Fiom e Fim per voce del coordinatore nazionale del settore cantieristico, Michele Paliani, considera “non corretta la scelta di utilizzare le ferie collettive, gravando sui dipendenti”.
Roberto D’Andrea, coordinatore nazionale della Fiom, spiega e articola la posizione dei lavoratori di Fincantieri: “Avevamo proposto all’azienda di procedere ad un periodo iniziale di cassa integrazione per consentire la sanificazione dei cantieri, decidendo poi cosa fermare e cosa far ripartire. Il lavoro a bordo delle navi ovviamente va fermato, ma per gli impiegati, che sono il 55% della forza lavoro diretta, ci sarebbe lo smart working, mentre per l’attività all’aperto, come i bacini dove ad esempio si lavora ai tronconi del ponte Morandi, magari non fermare l’attività”. D’Andrea contesta a Fincantieri anche la tesi dello stop necessario adesso per non compromettere le consegne: “Dicono che in estate si procederà con il lavoro sospeso ora, ma oltre al fatto che i contratti commerciali non prevedono penali in caso di pandemia, vorrei far notare che difficilmente il mercato delle navi da crociera si riprenderà in tempi brevi. Dunque è incomprensibile tutta questa fretta di mettere le mani avanti, scaricando i costi sui lavoratori”. Il danno oltre alla beffa si direbbe. E intanto oggi le tute blu piangono la prima vittima tra le loro fila. Il cordoglio di tutto lo staff UESE ITALIA S.p.A.

Fonte: Stabianews

Cura Italia, è in vigore il maxi decreto per l’emergenza Coronavirus

Sostegno economico per famiglie, imprese, autonomi e liberi professionisti. Ecco i punti salienti del decreto Cura Italia: ma non sarà l’ultimo. C’è un nuovo modulo di autocertificazione per spostamenti

Articolo pubblicato il 16/3/2020 e aggiornato al 18/3/2020

C’è la firma del presidente Sergio Mattarella al maxi decreto Cura Italia, pubblicato in GU (vedi qui il decreto) e già in vigore. “Lo Stato c’è e le misure che abbiamo varato a favore delle imprese, delle famiglie, dei liberi professionisti e dei lavoratori ne sono una chiara testimonianza. Si tratta di una manovra economica poderosa. Possiamo davvero parlare di Modello Italia”. Così Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, ha presentato il maxi decreto “Cura Italia”. Subito in campo 25 miliardi di euro per arginare l’emergenza sanitaria ed economica che sta interessando il nostro Paese a seguito della pandemia da CoronavirusEcco una panoramica dei principali interventi del Governo.

Segnaliamo che il governo ha messo a punto un nuovo modulo di autocertificazione in cui si dichiara di non essere in quarantena, il modulo è disponibile al download in fondo a questo articolo.

Rinvio della dichiarazione annuale Iva

Il quinto decreto legge da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus dedica ampio spazio a famiglie ed aziende, cercando di garantire loro liquidità immediata. Il primo passo è stato sospendere tutti gli adempimenti fiscali e contributivi in scadenza proprio il 16 marzo. L’appuntamento è rinviato a venerdì 20 marzo. Imprese, autonomi e liberi professionisti che sono sotto i 2 milioni di ricavi potranno invece saldare le ritenute, l’Iva annuale e mensile, nonché i contributi previdenziali e quelli Inail, il prossimo 31 maggio. Con pagamento in unica soluzione o rateizzabile in 5 rate.

Il decreto rinvia poi al 30 giugno anche tutti gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti e diversi dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che ricadono dall’8 marzo al 31 maggio 2020. Il caso più lampante è quello della dichiarazione annuale Iva. Restano esclusi dal rinvio le comunicazioni dei dati relativi al 730 precompilato come quelle degli oneri detraibili in scadenza il 31 marzo.

I congedi parentali nel Cura Italia

Importanti anche le misure per le famiglie. Arrivano i congedi per i genitori con figli sotto i 12 anni costretti a casa dalla chiusura delle scuole potranno usufruire di congedi in validità dal 5 marzo. L’indennità sarà di massimo 15 giorni da utilizzare tra mamma e papà non contemporaneamente, per un importo pari al 50% della retribuzione. Nessun limite di età in caso di figli disabili.

Il decreto prevede anche un congedo speciale non retribuito ai dipendenti con figli tra 12 e 16 anni. In alternativa ai congedi parentali, i genitori lavoratori dipendenti con figli sotto i 12 anni potranno richiedere i voucher baby-sitter. Il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting è previsto nel limite massimo complessivo di 600 euro, da erogare utilizzando il libretto famiglia. Il valore del voucher sale a 1000 euro per medici, infermieri, tecnici sanitari e ricercatori. Sempre per le famiglie, ecco il rinvio del pagamento dei contributi Inps per il lavoro domestico. Il pagamento dei contributi Inps in scadenza dal 23 febbraio al 31 maggio infatti potrà essere effettuato dopo il 10 giugno. Al netto di sanzioni e interessi.

Sospensione delle rate del mutuo

Il provvedimento contempla la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa per chi è in difficoltà economica. Misura che coinvolge anche agli autonomi. In particolare, la sospensione è prevista per le partite Iva che dimostrino di aver perso, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, oltre il 33% del proprio fatturato rispetto all’ultimo trimestre 2019. La misura sarà in vigore per 9 mesi e non prevede obbligo di presentazione dell’Isee. A disposizione ci sono 500 milioni.

La cassa integrazione in deroga

Il Governo destina quasi 5 miliardi per gli ammortizzatori sociali. Torna la cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori di imprese, comprese le “micro” fino a 5 dipendenti, incluso il settore agricolo. Il sussidio assicurerà fino a nove settimane di integrazione salariale. Si rafforza anche il Fondo di integrazione salariale (il Fis), un altro strumento di sostegno al reddito in caso di cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, rivisitato dalla riforma del 2015. Altro capitolo importante, la cassa integrazione ordinaria: introdotta una causale unica speciale, “emergenza Covid-19”, per snellire e velocizzare le procedure di accesso.

Cura Italia e il no ai licenziamenti

Per i prossimi due mesi le aziende non potranno licenziare sulla base del “giustificato motivo oggettivo” (crollo ordini, chiusura di un reparto per casi di contagio eccetera). E ancora: chi assiste persone disabili potrà chiedere fino a 24 giorni in più di permesso, sempre nei prossimi due mesi. I permessi previsti dalla legge 104 potranno aumentare di 12 giorni sia nel mese di marzo che nel mese di aprile. Previsto anche un premio di 100 euro ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che hanno continuato a lavorare nella sede di lavoro. Il premio, attivo per il mese di marzo, spetterà a chi guadagna sino a 40 mila euro all’anno e sarà esentasse.

In arrivo 3 miliardi per le imprese

Arriva un sostegno concreto per le PMI. Il fondo di garanzia sarà ampliato di 1 miliardo. Ma non solo: nei prossimi 9 mesi, la garanzia massima per singola impresa sarà elevata a 5 milioni di euro. Inoltre, le micro e piccole imprese usufruiranno di una clausola per salvare i fidi e per sospendere il pagamento delle rate di mutui e finanziamenti fino al 30 settembre 2020. Per le aziende più grandi, invece, la Cassa depositi e prestiti garantirà finanziamenti per un importo fino a 10 miliardi. Il tutto, con uno stanziamento pubblico di 500 milioni. Le garanzie statali a sostegno della moratoria delle banche alle imprese toccheranno quota 1,73 miliardi di euro, oltre che un sostegno fiscale alla cessione dei crediti deteriorati.

Risparmiatori e Alitalia

I risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie potranno far slittare al 18 giugno (anziché 18 aprile) la presentazione delle domande per il Fondo di indennizzo. Inoltre, previsto un anticipo del 40% dell’indennizzo concordato per chi ha la pratica già conclusa. Il decreto dà anche il via libera alla creazione di una Newco pubblica per Alitalia. Sul piatto vengono messi 200 milioni per il Fondo di solidarietà per il settore aereo. Risorse che finanzieranno gli ammortizzatori sociali, inclusi quelli per Air Italy.

Cura Italia e i fondi per produrre mascherine

Il decreto stanzia 50 milioni e prevede che Invitalia, in qualità di soggetto gestore delle principali agevolazioni nazionali alle imprese, è autorizzata a erogare finanziamenti a fondo perduto o contributi in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese che producono dispositivi di protezione individuale e medicali. Il tutto per assicurarne l’adeguata fornitura nel periodo di emergenza.