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L’utilizzo di una VPN è legale? Sicurezza e guida legale alle VPN

Non sei sicuro se dovresti usare una VPN? Riveliamo se le VPN sono legali o meno e quanto sono sicure se utilizzate sui tuoi dispositivi.

Le reti private virtuali, o VPN, sono servizi di ticket piuttosto interessanti in questo momento. Date le crescenti preoccupazioni sulla privacy degli utenti online, molte più persone stanno esaminando questi tipi di servizi. Quando si tratta di VPN, due domande che ci vengono poste spesso a Comparitech sono: ” Una VPN è legale o illegale? ” e ” Una VPN è sicura da usare? “ La semplice risposta a entrambe queste domande è  , anche se ci sono avvertimenti notevoli.

Per prima cosa, esploriamo le tue più grandi domande sulle VPN. Quindi, entreremo nelle aree di preoccupazione che potresti voler considerare prima di iscriverti a qualsiasi servizio VPN.

In breve: le VPN sono illegali o legali? Sono sicuri da usare?

Con poche eccezioni (come l’Iran), l’uso della VPN è legale in tutto il mondo. Inoltre, non ci sono restrizioni su come puoi utilizzare il tuo servizio VPN. La maggior parte dei servizi VPN fornirà vari metodi per proteggere la tua identità mentre sei connesso in modo da garantire che rimarrai al sicuro e anonimo.

Sebbene l’uso di una VPN sia perfettamente legale, qualsiasi attività illegale svolta online rimarrà illegale indipendentemente dal fatto che tu utilizzi una VPN o meno. Ad esempio, mentre una VPN può coprire le tue tracce e mantenere la tua attività nascosta al tuo provider Internet, il torrenting di materiale protetto da copyright durante l’utilizzo di una VPN non lo rende legale.

Nota: ogni paese ha la propria legislazione sull’utilizzo della VPN. Sebbene abbiamo studiato a fondo questo argomento, non siamo esperti nelle leggi sulla privacy digitale del tuo paese. In quanto tale, nulla di ciò che abbiamo detto dovrebbe essere considerato una consulenza legale.

La legge contro termini e condizioni

Molti servizi online bloccano le connessioni VPN o ne vietano l’uso. Ciò non rende un crimine utilizzare una VPN con quei servizi. Più probabilmente, infrangerai i termini di utilizzo che hai accettato al momento della prima registrazione al servizio.

Netflix , ad esempio, vieta l’uso di proxy per il cambio di posizione nei suoi termini e condizioni. Netflix blocca anche la maggior parte delle connessioni VPN. Ma usare una VPN con Netflix non ti farà finire in prigione. Netflix ha in gran parte guardato dall’altra parte rispetto agli utenti che insistono nell’utilizzare le VPN.

Un servizio con blocco regionale come Netflix potrebbe intentare una causa civile, non penale, contro di te per aver violato le restrizioni sul copyright, ma non abbiamo visto alcun precedente che ciò accada. Nel peggiore dei casi, abbiamo visto account sospesi o chiusi, ma anche sanzioni così dure sono piuttosto rare.

Quanto sono sicure le VPN? 

Reti private virtuali affidabili sono estremamente sicure da usare. Un buon servizio proteggerà il tuo anonimato e includerà funzionalità di sicurezza di alto livello che prevengono vari tipi di attacchi di hacking. Questo di solito include standard di crittografia di livello militare che rendono funzionalmente impossibile per gli intrusi di hackerare il tunnel privato e tracciare la tua attività o rubare i tuoi dati. Abbiamo qui una carrellata di alcuni dei migliori servizi VPN .

I tuoi dispositivi connessi a Internet utilizzano la connessione Internet del tuo ISP per accedere ai server remoti della VPN. Quel tunnel privato è profondamente sicuro e protetto da ficcanaso e intrusioni esterne praticamente da parte di tutti, compresi i governi. Nel frattempo, la tua attività di navigazione e download che passa attraverso quel tunnel è impossibile da rilevare oltre alla quantità di dati caricati e scaricati. Il tuo ISP potrebbe avere limiti di dati applicabili, ma tutti i dati specifici che potrebbero voler tracciare non verranno registrati.

Anche se sei in buone mani con un provider VPN a pagamento affidabile, le VPN gratuite devono fare soldi da qualche parte e di solito non offrono gli stessi livelli di sicurezza dei servizi a pagamento. Peggio ancora, ci sono VPN false in circolazione che sono una vera e propria truffa. Le VPN gratuite spesso traggono profitto dalla pubblicità o addirittura dalla vendita dei tuoi dati, quindi assicurati di utilizzare una VPN gratuita di cui ti puoi fidare. Potresti anche optare per l’utilizzo di un servizio VPN economico.

L’ISP del server VPN può monitorare la mia attività?

Ecco dove alcuni utenti potrebbero preoccuparsi. Sebbene la connessione a un server VPN nasconda la tua attività al tuo ISP, l’ISP che fornisce Internet al tuo servizio VPN può comunque vedere la tua attività su Internet quando sei connesso lì.

Le VPN hanno tre misure di sicurezza principali in atto per i clienti per aiutare a mitigare questa situazione.

  • Politica di non registrazione. Questa è forse la migliore soluzione numero uno che i servizi VPN hanno escogitato per aiutare a proteggere l’anonimato degli utenti anche quando il monitoraggio avviene da parte degli ISP. Alcuni servizi VPN mantengono una politica in cui non conserveranno alcun registro che identifichi chi sei. Sebbene possano ancora conservare i metadati, tali dati non conterranno alcuna informazione di identificazione personale. Guarda il nostro riepilogo per le informazioni sui migliori servizi VPN logless .
  • Metodi di pagamento anonimi. Alcuni servizi VPN non raccoglieranno il tuo nome se non vuoi darglielo. Invece, utilizzeranno un indirizzo e-mail per il nome utente e consentiranno agli utenti di registrarsi utilizzando metodi di pagamento sicuri e anonimi, come PayPal, carte di debito prepagate o Bitcoin .
  • Indirizzi IP condivisi. La maggior parte dei servizi VPN affidabili utilizzerà indirizzi IP condivisi per garantire l’anonimato degli utenti. Assegnando gli stessi indirizzi IP a più utenti che si connettono da posizioni diverse, il servizio VPN può rendere anonimi gli utenti in modo efficace. Dato che l’indirizzo IP non è connesso a nessun utente, è effettivamente impossibile per le autorità risalire all’attività di una singola persona.

E le richieste delle forze dell’ordine?

I metodi sopra elencati proteggeranno anche i singoli utenti VPN dalle richieste delle forze dell’ordine. Se un’agenzia delle forze dell’ordine o un governo richiede informazioni sull’utente di identificazione personale da registri o account, un servizio VPN non può essere conforme se tali dati non esistono.

E se le forze dell’ordine decidono di provare a emettere un ordine a quel servizio VPN per iniziare a tracciare i registri, la maggior parte dei servizi affidabili chiuderebbe del tutto i propri server o il servizio piuttosto che conformarsi. Tuttavia, è ancora possibile che un servizio VPN soddisfi le richieste delle forze dell’ordine e, in situazioni in cui il servizio VPN non mantiene una rigorosa politica di non registrazione, i dati degli utenti sono abbastanza facili da ottenere con un semplice mandato.

Se posso nascondere la mia attività con una VPN, è legale usarne una?

Sì! Le VPN sono legali da utilizzare quasi ovunque, anche in molti paesi in cui molte  VPN sono bloccate, come la Cina Ci sono buone ragioni anche per questo.

Prima di tutto, non tutto l’uso della VPN è per attività illegali. In effetti, una buona quantità di traffico VPN è legata al business. Le aziende e i clienti aziendali spesso hanno bisogno di connettersi alle VPN come misura di sicurezza.

Per coloro che desiderano utilizzare una VPN per motivi legati alla privacy, le VPN sono una buona opzione. Sebbene sia vero che le VPN possono essere utilizzate per nascondere attività illegali di navigazione e download, quel tipo di utilizzo dipende completamente dall’utente e non dall’azienda VPN . Un governo che cerca di rendere illegale l’uso della VPN dovrebbe considerare in che modo questa mossa potrebbe avere un impatto sulle aziende che utilizzano le VPN per scopi legittimi e in che modo azioni simili si applicherebbero ad altri tipi di attività.

Rendere illegali le VPN perché alcune persone le usano per scopi illegali significherebbe anche che le compagnie farmaceutiche potrebbero essere ritenute responsabili per la vendita illegale di droghe, i negozi di armi ritenuti responsabili per attività criminali o i negozi di forniture per giardini ritenuti responsabili quando qualcuno fa una bomba usando fertilizzanti. Dichiarare le VPN illegali, in sostanza, sarebbe una pista scivolosa per qualsiasi governo.

Più o meno allo stesso modo, chiunque può utilizzare una normale connessione Internet anche per scopi illegali. È improbabile che qualcosa come l’accesso a Internet venga vietato a causa di alcuni utenti che scelgono di abusare di Internet.

Tuttavia, ci sono alcuni paesi in cui una buona quantità di utilizzo della VPN è vietata. I sospetti più ovvi emergono qui, ovviamente. In Iran, ad esempio, l’uso della VPN è considerato illegale. Il paese blocca intenzionalmente l’uso della VPN come parte dei suoi più ampi metodi di censura di Internet . Nel frattempo, negli Emirati Arabi Uniti, l’uso della VPN è probabilmente illegale, anche se la legge è un po’ poco chiara. Sebbene nessuno sia stato perseguito negli Emirati Arabi Uniti per l’uso della VPN, un funzionario delle forze dell’ordine degli Emirati Arabi Uniti afferma che l’uso della VPN è illegale se utilizzato per effettuare chiamate VoIP. Le restrizioni degli Emirati Arabi Uniti sul VoIP sono uniche per quel paese e create per isolare le telecomunicazioni del paese dalla concorrenza più economica. (fonte:comparitech.com)

Polar Night Energy

In Finlandia hanno inventato le batterie «a sabbia»: Ecco perché potrebbero essere molto utili anche in Italia

Una startup finlandese si è inventata un modo per accumulare calore nella sabbia senza combustione

Per risolvere in fretta la crisi energetica in maniera sostenibile bisogna battere ogni strada, dal geotermico al tradizionale idroelettrico, dai pannelli fotovoltaici fino ai parchi eolici o al sogno, ancora lontano, della fusione (anche quella «a proiettile». Aumentare la capacità di generare energia rinnovabile in una rete nazionale però è solo una parte della soluzione: l’altra è lo stoccaggio, altrettanto importante. Si sa che deve esserci un equilibrio nella rete elettrica e che un aumento improvviso della quantità di energia immessa nella rete stessa (ad esempio durante una bufera di vento quando le turbine eoliche sono a pieno regime) potrebbe provocare uno scompenso ed interrompere il flusso. L’idroelettrico prevede che l’energia prodotta in eccesso rispetto alla domanda viene immediatamente usata per ripompare in un bacino a monte l’acqua che, a tempo debito, sarà nuovamente fatta ricadere nelle condotte mentre, negli altri casi, la soluzione ideale sarebbe avere una batteria ricaricabile. Un efficace accumulo infatti aiuta a mantenere l’equilibrio nella rete, assorbendo le sovratensioni per poi rilasciare quell’energia quando effettivamente ce n’è bisogno. Nella Finlandia occidentale, in un piccolo paese non lontano da Tampere a una trentina di km dal Mar Baltico, c’è chi ha risolto il problema sfruttando le sorprendenti caratteristiche di un materiale naturale decisamente povero come la sabbia, proprio quella di minore qualità minerale. Una startup, la Polar Night Energy, in collaborazione con una azienda elettrica privata locale, ha infatti creato una pila di oltre 7 metri di altezza e 4 di diametro, riempiendo un silos di acciaio con 100 tonnellate di sabbia e collegandolo agli impianti fotovoltaici della centrale elettrica di Vatajankoski. È ufficialmente la prima «batteria a sabbia» operativa al mondo.

appli difetto sicurezza

Apple, difetto sicurezza: ecco quali dispositivi aggiornare subito

Problemi di sicurezza per i dispositivi recenti Apple, che siano ìPhone, iPad o Mac, poco importa. Il rischio, per tutti, è che un hacker riesca a entrare e a prendere il controllo totale del dispositivo. Quanto prima dovrete installare l’aggiornamento di sicurezza. La stessa Apple ha raccomandato ai possessori di alcuni modelli di iPhone, iPad e Mac di aggiornare il software operativo, che ha un difetto di sicurezza che potrebbe consentire di controllare questi dispositivi. In poche parole, come ha spiegato la casa madre, gli hacker potrebbero sfruttare la loro vulnerabilità per assumere il controllo dei dispositivi e accedere ai dati personali. Come si legge negli avvisi pubblicati sul sito Web di Apple, a essere interessati sono gli iPhone 6s e successivi, tutti gli iPad Pro, gli iPad di quinta generazione e successivi e i Mac.

Non serve l’autorizzazione per accedere

Secondo l’azienda, nella vecchia versione del software operativo, “un’applicazione può utilizzare un codice arbitrario” con accesso indebito al dispositivo. Questo significa che un hacker può eseguire le azioni che vuole senza aver bisogno dell’autorizzazione. “Questa possibilità potrebbe essere già stata sfruttata” dagli hacker, afferma Apple, senza dare altri dettagli. Per risolvere questi difetti, Apple sta consigliando ai propri utenti di scaricare il software operativo iOS versione 15.6.1 per iPhone, la sua controparte di iPadOS 15.6.1 per iPad e macOS Monterey 12.5.1 per computer Mac. Sempre secondo Apple, i difetti sono stati segnalati da ricercatori anonimi.

nave ucraina verso porto venezia

Ucraina: in mare nave con olio di girasole diretta a Venezia

ISTANBUL, 20 AGO – La nave ‘Zumrut Ana’, diretta a Venezia con un carico di 6.300 tonnellate di olio di semi di girasole, è stata autorizzata a partire dal porto di Chornormorsk in Ucraina. Lo rende noto la delegazione dell’Onu presente a Istanbul al centro per il coordinamento delle esportazioni di cereali e prodotti alimentari simili dai porti ucraini.

Hydrogen Peroxide-Based Contact Lens Care Products: Consumer Labeling Recommendations – Premarket Notification (510(k)) Submissions

FDA is issuing this draft guidance to provide labeling recommendations for hydrogen peroxide-based contact lens care products (HPCPs) submitted in premarket notification (510(k)) submissions. These labeling recommendations are important because misuse associated with these devices has resulted in serious eye injuries. FDA believes that the labeling recommendations in this guidance may help manufacturers develop labeling with information about specific risks and directions for use of the HPCPs in conjunction with a user’s prescribed contact lenses. These labeling recommendations are intended to promote the safe and effective use of HPCPs and ensure that consumers receive and understand information regarding the benefits and risks associated with the use of the device.

Personal Protective Equipment EUAs

Personal Protective Equipment (PPE) refers to protective clothing, helmets, gloves, face shields, goggles, respirators or other equipment designed to protect the wearer from injury or the spread of infection or illness.

To help address concerns about availability during the COVID-19 pandemic, the FDA has issued Emergency Use Authorizations (EUAs) for certain PPE products including face shields, other barriers, and respiratory protective devices such as respirators. Additionally, the FDA has issued recommendations and policies about PPE which can be found here: Recent Final Medical Device Guidance Documents.

Templates for these EUA submissions are available to help facilitate the preparation, submission, and authorization of an EUA, including an Interactive Review Template For Non-IVD Products. Additionally, the FDA has posted a Surgical Masks EUA Template for Addition to Appendix A of the Surgical Mask Umbrella EUA.

Table of Personal Protective Equipment (PPE) EUAs

FDA Revokes Emergency Use Authorizations for Non-NIOSH-Approved Disposable Respirators and Decontamination Systems as Access to FDA-authorized and NIOSH-approved N95s Increases Nationwide

On June 30, 2021, the FDA announced the revocation of the following EUAs:

As of the effective date of the revocations, these devices will no longer be authorized for use by health care personnel in health care settings. For additional information, please see Update: FDA No Longer Authorizes Use of Non-NIOSH-Approved or Decontaminated Disposable Respirators – Letter to Health Care Personnel and Facilities.

Historical information regarding these EUAs can be found on Historical Information about Device Emergency Use Authorizations.

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INDUSTRIA 4.0 – LEGGE DI BILANCIO 2022- CREDITO DI IMPOSTA

Cos’è il piano nazionale italiano Industria 4.0

Il piano nazionale Industria 4.0 è stato proposto originariamente a fine 2016 ed aveva l’obiettivo di incentivare gli investimenti delle aziende in tecnologie ed aumentarne la competitività ed aumentare la spesa delle aziende in ricerca, sviluppo ed innovazione. La legge attuativa è entrata in vigore per la prima volta nel 2017, poi prorogata nel 2018, 2019 e 2020 e infine nel 2021.

Il disegno di legge di bilancio 2021 approvato oggi al Senato (DDL Bilancio 2021) e prossimo alla pubblicazione in gazzetta ufficiale ed ha rimodulato nuovamente il “Credito di Imposta”. Riepiloghiamo quindi le caratteristiche dell’incentivo evidenziando in rosso i cambiamenti previsti dalla nuova legge di bilancio.

Chi può godere del beneficio fiscale dell’incentivo industria 4.0?

Possono goderne tutte le imprese italiane (con sede fiscale in Italia) di tutte le tipologie (Srl, SpA, Sas, Snc) e di tutti i settori economici, ad esclusione delle imprese che applicano il nuovo regime forfettario.
I beni acquistati devono essere operativi all’interno del territorio nazionale.

A quali beni acquistati si applica l’incentivo ?

  • Beni materiali (macchine, attrezzature, ecc.) elencati in allegato A della legge;
  • Beni immateriali (licenze, software, sistemi) elencati in allegato B della legge, indispensabili per fare funzionare i beni materiali in allegato A.
  • Costituiscono inoltre beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese in chiave industria 4.0 i seguenti: dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti.
  • I beni immateriali, non indispensabili e non connessi a beni in allegato A, con limitazioni
  • Sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
  • Software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
  • Software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio.

Quali sono i requisiti da rispettare?

Per poter ottenere l’incentivo, i beni materiali (macchine, attrezzature, ecc.) elencati in allegato A della legge, devono avere tutte e 5 queste caratteristiche:

  • Controllo per mezzo di CNC e/o PLC;
  • Interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica;
  • Integrazione con il sistema logistico della fabbrica e/o altre macchine;
  • Interfaccia uomo macchina semplice ed intuitiva;
  • Corrispondenza ai più recenti standard in termini di sicurezza;

Inoltre la macchina deve avere almeno 2 caratteristiche tra queste 3 elencate:

  • Sistemi di tele manutenzione e/o tele diagnosi e/o controllo in remoto;
  • Sistemi per il monitoraggio continuo di processo;
  • Caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico).

Cosa deve fare l’impresa per godere del beneficio dell’incentivo?

L’impresa deve acquistare i beni, materiali o immateriali, come segue:

  • dal 16 novembre 2020 fino al 31 dicembre 2021 oppure deve emettere l’ordine e pagare un acconto maggiore del 20% entro il 31 dicembre 2021 e mettere in funzione il bene entro il 30 giugno 2022 per poter ottenere un credito di imposta del 50% per investimenti entro 2.5 milioni di € (ridotto al 30% per investimenti da a 2.5 milioni di € e fino a 10 milioni di € e ridotto al 10% per investimenti superiori a 10 milioni di €) sui beni elencati nell’allegato A della legge 232 del 2016 e/o un credito di imposta del 20% sui beni elencati nell’allegato B della legge 232 del 2016
  • dal 1 gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2022 oppure deve emettere l’ordine e pagare un acconto maggiore del 20% entro il 31 dicembre 2022 e mettere in funzione il bene entro il 30 giugno 2023 per poter ottenere un credito di imposta del 40% per investimenti entro 2.5 milioni di € (ridotto al 20% per investimenti da a 2.5 milioni di € e fino a 10 milioni di € e ridotto al 10% per investimenti superiori a 10 milioni di €) sui beni elencati nell’allegato A della legge 232 del 2016 e/o un credito di imposta del 20% sui beni elencati nell’allegato B della legge 232 del 2016

Per gli investimenti che superano i 300.000 euro è necessaria una perizia tecnica asseverata da parte di un perito o ingegnere iscritto nel proprio albo professionale che attesti le caratteristiche tecniche del bene acquistato.
Per gli investimenti al di sotto di 300.000 euro, la perizia può eventualmente essere sostituita da una auto dichiarazione del titolare dell’impresa beneficiaria, che deve comunque dichiarare il rispetto dei requisiti necessari all’ottenimento del beneficio.

Ci sono altri adempimenti a cui fare attenzione?

Con la nuova legge di bilancio, sono stati rinnovati alcuni adempimenti a cui è necessario prestare molta attenzione:

  1. I documenti di acquisto legati agli investimenti in industria 4.0 soggetti a credito di imposta (quindi conferma ordine, fatture, Leasing ecc…) devono specificare i riferimenti alla legge di bilancio 2021.
  2. Per gli investimenti in beni di cui all’allegato A deve essere fatta comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico. Con apposito decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico sono stabiliti il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione in relazione a ciascun periodo d’imposta agevolabile. I modelli di comunicazione sono stati resi disponibili solo il 20 ottobre 2021, e sono disponibili a questo link. Il modello di comunicazione, firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa, va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo benistrumentali4.0@pec.mise.gov.it secondo lo schema disponibile di seguito.

Ci sono novità anche sul metodo di fruizione del beneficio

La legge di bilancio 2021 prevede che, per i soli investimenti effettuati entro dicembre 2021 e solo per Aziende con volume di ricavi o compensi < 5 milioni di €, il beneficio possa essere compensato direttamente in un unica quota annuale.

Riepilogo e confronto tra leggi di bilancio 2020, 2021 e 2022

Parametro di confronto Credito di imposta2020 Credito di imposta2021 Credito di imposta2022
Incentivo fiscale per beni fino a 2.5 milioni di euro 40 % 50 % (entro 2022) oppure 40% 50 % (fino al 31/12/22 (*) con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2021)40 % (dal 1/1/ 2022-31/12/2022 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2022)20 % (dal 1/1/ 2023-31/12/2025 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2025)
Incentivo fiscale per beni da 2.5 milioni di euro a 10 milioni di euro 30 % 30 % (entro 2021)  oppure  20% 20 % (dal 1/1/ 2022-31/12/2022 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2022)10 % (dal 1/1/ 2023-31/12/2025 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2025)
Incentivo fiscale per beni oltre 10 milioni di euro 30 % 20 % (entro 2021)  oppure  10% 10 % (dal 1/1/ 2022-31/12/2022 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2022)5 % (dal 1/1/ 2023-31/12/2025 con acconto 20% pagato entro 31 dicembre 2025)
Tempo di rientro dell’incentivo 5 anni 3 annioppure1 anno  3 anni per beni materiali Allegato AoppureImmediato fino a 2 milioni di euro
Software abbinati a beni Industria 4.0 15 % 20 % Immediato
Formazione abbinata a beni Industria 4.0 50 % (formazione erogata da soggetti certificati) oppure  40 % (formazione erogata da altri soggetti) max 300.000 €30% (grandi imprese) max 200.000 € 70 % (formazione erogata da soggetti certificati) oppure  50 % (formazione erogata da altri soggetti) max 300.000 €30% (grandi imprese) max 200.000 € 
Tempo di rientro dell’incentivo per i Software 3 anni 3 annioppure1 anno  Immediato

Il nuovo credito d’imposta è inoltre esplicitamente cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi (Esempio contributo Sabatini), a condizione ovviamente che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.

^ Proroga predisposta dalla conversione in legge del 24 febbraio 2022 del Decreto Milleproroghe 2022 (D.L. 30 dicembre 2021, n. 228, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi)

Per approfondimenti, visitare la pagina: https://www.mise.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/credito-d-imposta-beni-strumentali

LE ULTIME NOVITÀ IN AMBITO UKCA DALLO STAFF DI UESE CERTIFICAZIONI UK

La definitiva entrata in vigore della marcatura UKCA – UK Conformity Assessed è ormai imminente e il governo inglese sta introducendo nuove disposizioni transitorie che vadano a vantaggio dei fabbricanti esteri e degli importatori.

Tutte le misure sotto descritte non sono applicabili a prodotti da costruzione, attrezzature a pressione trasportabili, dispositivi medici, funivie, attrezzature marittime e prodotti ferroviari.

Approndisci di seguito le prossime scadenze e le nuove disposizioni in materia.

LE PROSSIME SCADENZE

LE NUOVE DISPOSIZIONI

Marcatura
Fino al 31/12/2025 è possibile apporre la marcatura UKCA tramite o una targhetta adesiva sul prodotto o tramite documentazione a supporto della marcatura che dovrà sempre accompagnare il prodotto stesso fintanto che non viene consegnato all’utente finale.

Pezzi di ricambio
I pezzi di ricambio potranno verranno accettati con gli stessi requisiti di conformità in essere nel momento in cui il prodotto originale è stato immesso nel mercato della Gran Bretagna. Questo significa che se il prodotto, per il quale sono necessari dei pezzi di ricambio, è stato immesso nel mercato della Gran Bretagna con marcatura CE, allora i pezzi di ricambio stessi potranno essere semplicemente marcati CE (quindi senza l’obbligo di marcatura UKCA).

I pezzi di ricambio privi di marcatura UKCA saranno accettati solo se accompagnati da documentazione che indichi lo scopo per cui vengono immessi sul mercato (riparazione/sostituzione/mantenimento dei requisiti di conformità in vigore al momento in cui il prodotto originale era stato prodotto e venduto). Qualora i pezzi servissero per apportare delle modifiche al prodotto già presente nel Regno Unito, allora questi dovranno obbligatoriamente essere marcati UKCA.

Prodotti importati
Le scorte esistenti/i prodotti, portanti marcatura CE, non dovranno essere nuovamente testati e rimarcati se immessi nel mercato Gran Bretagna prima della fine del 2022. Con “immesso nel mercato” si intende un prodotto o già presente nel territorio della Gran Bretagna o oggetto di contratto già siglato tra le parti. Questa definizione non si applica ai prodotti immessi nel mercato in Gran Bretagna per ulteriore fabbricazione o lavorazione; tali prodotti dovranno obbligatoriamente essere marcati UKCA una volta ultimata la fabbricazione/lavorazione.

Riduzione dei costi di re-testing
Sarà consentito utilizzare la certificazione CE, emessa da un ente europeo notificato, come base per la certificazione UKCA, senza l’obbligo di ricertificazione da parte di un ente di certificazione inglese (“Approved Body”), se e solo se il certificato CE è stato rilasciato prima del 31/12/2022. Questo significa che, se il prodotto è già certificato CE prima del 31/12/2022, potrà essere immesso nel mercato della Gran Bretagna semplicemente apponendo la targa (anche adesiva) con la marcatura UKCA e fornendo tutta la documentazione (fascicolo tecnico, specifica dichiarazione di conformità UKCA) che garantisca la conformità del prodotto anche alle Regulations UK.

Tuttavia, dopo il 31/12/2027 o alla scadenza del certificato CE (a seconda della condizione che si verifica per prima), il prodotto dovrà obbligatoriamente essere sottoposto alla completa valutazione di conformità da parte di un Approved Body inglese, come se fosse un nuovo prodotto. Qualora, prima del 31/12/2027 o prima della scadenza del certificato CE, il prodotto venga sottoposto a modifiche sostanziali o vengano effettuate estensioni delle certificazioni emesse, il certificato CE perderà automaticamente di validità e il prodotto stesso dovrà essere certificato UKCA da parte di un Approved Body inglese.

Resta inteso che, se la valutazione di conformità CE non viene completata in Europa prima dell’immissione nel mercato della Gran Bretagna, la stessa dovrà poi essere completata secondo quanto previsto dalle Regulations UKCA.

Prodotti usati
I prodotti usati (o cosiddetti “di seconda mano”) non dovranno essere nuovamente marcati UKCA prima di essere venduti al nuovo utilizzatore, se presenti in Gran Bretagna prima del 31/12/2022.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti vi consigliamo di consultare anche la pagina del governo inglese relativa all’immissione dei beni nel mercato del Regno Unito. Qualora necessitiate di chiarimenti specifici, potete contattare direttamente il Department for Business, Eneregy & Industrial Strategy, del governo inglese, al seguente indirizzo goodsregulation@beis.gov.uk (i tempi di riposta potranno essere lunghi in quanto sono oggetto di numerose richieste, ad ogni modo hanno garantito che risponderanno a tutti i quesiti ricevuti).

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Superbonus 110%, l’ora della verità per la cessione dei crediti. Le imprese ancora in attesa dello sblocco

Le ultime modifiche al decreto Semplificazioni hanno ampliato la possibilità di vendere i pacchetti, ma le banche sono ancora in attesa di chiarezza sulla responsabilità in caso di addebiti da parte del Fisco

MILANO – Con il rumore di fondo della campagna elettorale che riempie le orecchie, i cantieri per l’efficientamento energetico e sismico di condomini e villette sono ancora in attesa di uno sblocco definitivo. La partita è quella del Superbonus 110% e dei crediti fiscali ad esso legati, che si è sopita durante l’estate ed è attesa all’ora della verità: o si sblocca, o rischia di concludersi dolorosamente per molte imprese e committenti.

Gli ultimi dati dell’Enea, relativi al mese di luglio, hanno detto che la mole di denaro in gioco è andata avanti a crescere, a ritmo sostenuto: nel portale, d’altra parte, entrano i dati dei cantieri di qualche mese fa e per questo – sostengono gli addetti ai lavori – non c’è ancora traccia del congelamento che da più parti si denuncia. Nel solo mese di luglio si segnalano 25mila cantieri in più, quattro miliardi e mezzo di nuovi lavori. Il controvalore totale delle opere ammesse sfiora i 40 miliardi, la spesa prevista per lo stato i 44. Mentre i lavori effettivamente conclusi risultavano essere 28,2 miliardi. Nella forbice tra i due valori c’è la dimensione del rischio che corrono, alcuni committenti, di restare in sospeso.

I mesi della verità per i condomini, giochi chiusi per le villette

Se restiamo alla parte operativa della questione, per i condomini c’è tempo fino al 31 dicembre 2023 per sfruttare l’agevolazione al 110%. Vista l’importanza e la durata dei cantieri, che gli amministratori degli stabili più comuni nelle nostre città indicano tra 10 e 12 mesi, è chiaro che i prossimi mesi saranno quelli della verità per organizzare i ponteggi e farli partire. Giochi chiusi invece al 30 giugno per le villette e gli immobili funzionalmente autonomi. In questo caso, infatti, il Superbonus è riconosciuto fino a fine anno solo con lavori già in corso al 30 giugno e a patto di realizzare almeno il 30% del progetto entro il prossimo 30 settembre.

Esperto Superbonus, fai la tua domanda

Il problema è però che, nonostante gli ennesimi interventi di norma per cercare di sbrogliare la matassa, sulla possibilità di concludere i lavori avviati e ancor più di aprirne di nuovi pesano le note problematiche legate alla cessione dei creditiIl decreto Semplificazioni, convertito definitivamente in legge e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale con efficacia dal 20 agosto, permette agli istituti bancari di cedere i crediti ai correntisti titolari di partita Iva. Si allarga poi allargato l’orizzonte temporale, dando la possibilità di effettuare questo passaggio dei pacchetti ai clienti professionali indipendentemente dalla data in cui il credito è stato originato (inizialmente era stata limitata la possibilità a quelli successivi a maggio). In sostanza, ora come ora chi matura il credito perché avvia il lavoro lo può sfruttare o cedendolo direttamente oppure come sconto in fattura, retrocedendolo all’impresa che esegue i lavori. Dal secondo al terzo passaggio, a comprarlo possono solo essere banche, assicurazioni o finanziarie. Come quarta cessione, è possibile il passaggio da banca a cliente professionale.

I problemi in sospeso sulle cessioni dei crediti

La catena è stata dunque riallungata e la platea di potenziali acquirenti allargata per permettere alle banche di smaltire i crediti messi in pancia nel loro cassetto fiscale e ridare così ossigeno alle imprese, con nuovi acquisti. Ma secondo gli osservatori non basta ancora. L’ultima, una decina di giorni fa, è stata l’Ance Sicilia a denunciare ancora lo stallo. Ha chiesto lo sblocco immediato dello stallo perché “se ciò non accadesse, a breve l’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere ai proprietari degli immobili, con i cantieri fermi da mesi, di restituire le somme finora percepite più le sanzioni perché i lavori non sono stati completati nei termini. E occorre salvare da sicuro fallimento le imprese edili coinvolte che attendono da mesi di recuperare gli investimenti anticipati”. Quel che manca ancora, dicono i costruttori dell’isola, è la mancata soluzione del problema della corresponsabilità di chi acquista il credito nei confronti del Fisco, nel caso di frodi da parte del titolare originario della detrazione. A fine giugno le Entrate hanno richiamato alla massima diligenza, e l’Abi ha subito chiesto alle banche di attenersi a queste disposizioni. Ma si aspetta un ulteriore intervento per capire con maggiore chiarezza quale sia il limite di questa diligenza e ci si metta al riparo, nel comprare un credito, da brutte sorprese legali.

Sullo sfondo ci sono poi altre due questioni. Quella del costo, innanzitutto. La stessa Ance Sicilia dice che banche e intermediari o continuano a non acquistare crediti “perché ancora non sanno bene come e a chi cederli, oppur eper coprirsi da eventuali rischi li svalutano eccessivamente: su ogni 110 euro ne pagano 97 e anche meno, contro i 100-103 di poco tempo fa”. Senza contare quegli operatori ancor più aggressivi che operano sugli acquisti con pacchetti complessi di acquisti e finanziamenti, con tassi che alcuni denunciano esser vicini all’usura. E poi la partita dei controlli, su questi crediti, che come sappiamo hanno generato ingenti frodi valutate dalla Guardia di finanza in oltre 5 miliardi di euro di controvalore (in larga parte sul bonus facciate, che almeno nella sua prima fase non prevedeva quella rete di controlli e asseverazioni che ha invece caratterizzato fin da subito il 110%). Come ha ricostruito il Sole24Ore nei giorni scorsi, lo schema di convenzione tra il Mef e le Entrate prevede che sei crediti su dieci dei bonus edilizi passino sotto il pettine del controllo preventivo del Fisco: un documento che a inizio settembre verrà discusso con i sindacati ma indica chiaramente quanto sia alto il livello di attenzione, al Tesoro quanto all’Agenzia, sul tema. (Repubblica)

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Chiusa la fase più critica della pandemia, le aziende fanno i conti con i cambiamenti lasciati all’emergenza Covid, tra cui spicca il lavoro da remoto e il conseguente taglio delle trasferte di lavoro internazionali. Il tema della sicurezza, infatti, è diventato centrale, e non solo a causa dell’emergenza saniIl 40% delle aziende risulta però ancora privo di policy specifiche.